giovedì 2 novembre 2017

Vittoria dei Cobas e delle scuole: il preside non può violare le delibere degli Organi Collegiali

Verso lo sciopero generale del 10 novembre. Pino Iaria, docente di matematica dell'I.I.S. Boselli di Torino e membro dell'Esecutivo Nazionale COBAS, in quest'anno scolastico era stato assegnato dal preside ad altra scuola, in violazione della continuità didattica e malgrado Collegio Docenti e Consiglio d'Istituto avessero indicato quale primo criterio di assegnazione proprio tale continuità. Insieme a Iaria anche altre/i docenti sono stati/e spostati dalle loro classi, esclusivamente a causa del loro contrasto con il preside. In particolare lo spostamento di Iaria era determinato da ragioni ritorsive stante l'attività sindacale del docente che ha denunciato più volte sia in Collegio che all'USR condotte non conformi ai doveri professionali da parte del preside (tramite una puntuale verifica dei progetti e delle spese dell’Alternanza scuola-lavoro), nonché le pressioni del dirigente per “ritoccare” verbali di scrutini, ricevendo una contestazione disciplinare, poi archiviata dopo le puntuali controdeduzioni. E a conferma di tale atteggiamento vessatorio, in data 18.5.2017 nel corso del Comitato di valutazione il preside si era rivolto al prof. Iaria affermando:“io la sposterò di sede perchè lei è un elemento disturbatore”. Tali motivi hanno portato Iaria a dimettersi da tutte le cariche (Consiglio di Istituto, Comitato di Valutazione, RSU). Dopodiché, i COBAS e Pino Iaria hanno presentato un ricorso d'urgenza, ex art. 700 (codice di procedura civile): eil Giudice del Lavoro di Torino ha accolto il ricordo, ordinando al dirigente di assegnare il prof. Iaria alle classi che aveva lo scorso anno,condannando peraltro il MIUR al pagamento delle spese processuali. Il Giudice ha così motivato l'ordinanza: "Dal quadro normativo emerge con chiarezza che l'assegnazione dei docenti alle classi non è materia rimessa alle unilaterali determinazioni del dirigente scolastico posto che l'indicazione dei criteri è attribuita al Consiglio d'Istituto e che in ogni caso il dirigente scolastico deve agire nel rispetto delle competenze degli organi collegiali. Il primo e prioritario criterio di assegnazione adottato era quello della continuità didattica ed a tale criterio il dirigente era tenuto ad attenersi avendovi peraltro aderito". Infine, prima di ordinare al MIUR di reintegrare il prof. Iaria nelle proprie classi e condannare l'Amministrazione alle spese (che speriamo paghi il dirigente scolastico), così ha concluso il Giudice: "Neppure può sostenersi che la decisione adottata sia finalizzata a perseguire l'interesse superiore della scuola e tantomeno il principio costituzionale del buon andamento dell'amministrazione: le vibranti proteste degli allievi e dei genitori, riportate dagli organi di stampa, nonché il rifiuto delle classi 4° e 5° della sezione O a seguire le lezioni di matematica dimostrano inequivocabilmente come l'interesse superiore non sia stato soddisfatto". E’ dunque questa una sentenza “storica” in una fase in cui la scuola italiana è stravolta dalla legge 107 e dagli abusi di potere di tanti presidi,convinti di poter esercitare un ruolo padronale nelle loro scuole e premiati, pare, con un aumento contrattuale pari a dieci volte la misera elemosina che si prospetta per docenti ed ATA. Grazie dunque a Pino Iaria, agli allievi/e e ai genitori del Boselli, all'Avv. Alessio Ariotto, per la fermezza e perseveranza che hanno dimostrato nel tutelare gli studenti e chiarire a tanti presidi che la SCUOLA non è un’azienducola che produce merci di bassa qualità, "governabile" in maniera padronale da tanti piccoli Marchionne, ma un cruciale BENE COMUNE ove va garantito il massimo rispetto per chi la vive e frequenta quotidianamente e per i diversi organi che la compongono. E tutto questo lo ricorderemo e lo porteremo in piazza in particolare il prossimo 10 novembre durante lo sciopero generale della scuola. Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS 25 ottobre 2017

sabato 30 settembre 2017

10 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA

Durante lo scorso anno scolastico, pur lottando con forza e continuità, non siamo riusciti ad impedire che gli otto decreti attuativi della legge 107, varati dal governo Gentiloni per chiudere nella gabbia della “cattiva scuola” docenti, ATA e studenti, venissero approvati dal Parlamento e aggravassero ulteriormente i disastri della legge. A partire dai superpoteri dei presidi - che disgregano il tessuto unitario e collaborativo nelle scuole con soprusi continui nei confronti dei docenti ed ATA che non si piegano alle sciagurate logiche aziendalistiche – al dilagare di una grottesca ”Alternanza scuola-lavoro”, forma sfacciata di apprendistato gratuito e inutile; dalla centralità data agli assurdi quiz Invalsi al famigerato “bonus” per gli insegnanti più “collaborativi”; dalla chiamata diretta dei docenti da parte dei presidi (in estate naufragata ma già riproposta pervicacemente) alla minaccia della riduzione di un anno di scolarità: tutti gli effetti nefasti della politica scolastica governativa sono oramai squadernati in forma eclatante. Il tutto condito da un aumento esponenziale della conflittualità tra docenti, con una sorta di “aristocrazia docente” che, senza alcun merito, riceve significative integrazioni salariali attraverso “bonus”, FIS e altri corrompenti dispositivi, e la maggioranza dei docenti (ed ATA) che nell’ultimo decennio ha perso circa il 20% del salario e deve tirare avanti con stipendi intorno alla metà della media europea. Per contrastare e invertire tale immiserimento materiale e culturale, nel quadro dello sciopero generale in tutti i comparti pubblici e privati indetto dai COBAS, dall'Usb e dalla Cib Unicobas, abbiamo convocato per il 10 novembre lo sciopero generale della scuola. Vogliamo aumenti salariali per recuperare almeno quanto perso da docenti ed ATA nell’ultimo decennio con adeguati investimenti nella Legge di Stabilità ed eliminando il "bonus premiale" usandone i soldi per gli aumenti; diciamo No all'inserimento nel contratto dei distruttivi contenuti della legge 107; vogliamo l’eliminazione della “chiamata diretta”, una drastica limitazione dei poteri dei presidi, che ponga fine alla gestione padronale, autoritaria e illegale delle scuole e del personale. Diciamo NO all'obbligo esorbitante di 400/200 ore di Alternanza scuola-lavoro, le scuole tornino a decidere se fare l’Alternanza e per quante ore; NO al taglio di un anno del percorso scolastico, né nel Liceo, né nella Media, né nella Primaria; NO all’Invalsi come strumento di valutazione delle scuole, dei docenti e degli studenti. Per quel che riguarda poi la marea di precari/e non ancora stabilizzati/e, SI’ all’immediata assunzione dei vincitori dell'ultimo concorso, degli abilitati e dei precari con tre anni di servizio su tutti i posti disponibili in organico di diritto e di fatto; e per gli ATA, SI’ al potenziamento degli organici, le immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e il ripristino supplenze temporanee (anche per i docenti). Infine, per stabilire nelle scuole una accettabile democrazia sindacale, vogliamo il diritto di assemblea per tutti, e una scheda nazionale alle prossime elezioni RSU per misurare chi davvero rappresenta i lavoratori/trici. Nei prossimi giorni comunicheremo le modalità, i tempi e i luoghi delle manifestazioni che si terranno in tutta Italia il 10 novembre. Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS Stefano d’Errico segretario nazionale UNICOBAS

venerdì 22 settembre 2017

COOP CENTRO ITALIA CONDANNATA PER COMPORTAMENTO ANTISINDACALE

COOP CENTRO ITALIA CONDANNATA PER COMPORTAMENTO ANTISINDACALE Il Giudice del Tribunale di Terni Manuela Olivieri ha condannato la COOP CENTRO ITALIA per comportamento antisindacale e ha ordinato alla stessa COOP di autorizzare l’assemblea della RSU COBAS e di consegnare al sindacato di base le chiavi della bacheca aziendale. Questa importante sentenza (che si può trovare nel sito dei COBAS di Terni) sancisce un fondamentale diritto democratico all’interno dei posti di lavoro e riconosce la rappresentanza sindacale direttamente ai lavoratori e non alle sigle sindacali concertative. I fatti: nel settembre 2013, alle elezioni delle RSU presso Coop centro Italia di Terni, la lista dei COBAS Lavoro Privato otteneva 45 voti, pari al 30% dei lavoratori ed eleggeva una RSU, Andrea Leonardi. Nonostante un terzo dei lavoratori avessero votato COBAS la Coop impediva lo svolgimento dell’assemblea dei lavoratori indetta dal sindacato di base e si rifiutava di consegnare alla RSU la chiave della bacheca sindacale, impedendo la democrazia interna ed il diritto all’affissione. Il comportamento antisindacale, padronale, antidemocratico di Coop era evidente, visto che ha cercato di limitare i diritti dei lavoratori e di chi i lavoratori avevano eletto impedendo la libera espressione nel posto di lavoro tramite la concessione della bacheca ai sindacaticompatibili e graditi alla COOP, in particolare la CGIL. Di fatto dal 2013 ad oggi, per 4 anni, alla COOP CENTRO ITALIA non si è potuta tenere alcuna assemblea dei COBAS né si è potuto affiggere alcun volantino dei COBAS in bacheca sindacale, alla faccia dei principi base della democrazia ed anche dell’immagine, costruita con la pubblicità, che coop da di sé: “la Coop sei tu…” La CONFEDERAZIONE COBAS ha presentato ricorso, tramite gli avvocati Gabriella Caponi e Valentina Fratini, del foro di Terni, contro questo comportamento antisindacale ed antidemocratico in violazione dei diritti e della volontà chiaramente espressa dai lavoratori. E’ di oggi la sentenza 291/2017 del Giudice Manuela Olivieri del Tribunale di Terni, lineare, che, facendo riferimento anche alla sentenza n. 13978/2017 delle camere unite della Corte di Cassazione , afferma che la rappresentatività di un sindacato è data dal consenso che ha nel posto di lavoro da parte dei lavoratori e non dagli accordi capestro che i sindacati concertativi e compiacenti firmano con i padroni o con lo Stato. La rappresentanza è dei lavoratori non delle burocrazie sindacali: "non può dubitarsi della rappresentatività di COBAS Del Lavoro Privato – Comitato Provinciale di Terni per i dati riferiti dallo stesso sindacato convenuto in opposizione con riguardo all’unità produttiva (…) dai quali emerge che nel punto vendita di Terni alle elezioni RSU tenutesi il 20, 21 e 23 settembre 2013 delle tre liste presentate (CGIL, UIL e COBAS), la lista COBAS ha ottenuto 45 voti pari ad una quota di 30,2% con l’elezione di un proprio rappresentante (…). Secondo uno degli indici contrattuali e dei criteri individuati dalla Corte costituzionale, si è quindi mostrata IN CONCRETO la rappresentatività del sindacato ricorrente nell’ambito dell’unità produttiva per poter indire, tramite suo affiliato componente della RSU, l’assemblea ex art. 20, Stat. Lav., nel rispetto degli altri limiti legali e convenzionali previsti". CONFEDERAZIONE COBAS COBAS LAVORO PRIVATO TERNI

giovedì 14 settembre 2017

Il nostro prof. Pino Ilaria viene trasferito, e i suoi studenti per protesta scioperano !!

Sciopero dalle lezioni e domattina picchetti per non far entrare gli altri studenti a scuola. La protesta contro i trasferimenti di alcuni professori dell'istituto Boselli di Torino si fa sempre più dura. Dopo la manifestazione organizzata insieme ad alcuni insegnanti, con un presidio sotto la sede dell'Ufficio scolastico regionale, per contestare la scelta del dirigente Attilio Giaculli di trasferire il professore di matematica Pino Iaria, sindacalista e coordinatore dei Cobas Scuola di Torino, dalla scuola di via Sansovino a quella di via Luini, con l'inizio della scuola la protesta si sposta in aula. “Le classi quarte e quinte hanno deciso di boicottare la lezioni per protesta – spiegano i ragazzi - Per non chinare la testa davanti alle repressioni da parte del preside verso gli studenti e soprattutto i professori che vengono spostati danneggiando l'andamento scolastico delle classi”. Oggi poi i ragazzi hanno annunciato che dalle 8 saranno davanti all'ingresso di via Sansovino: “Tutti gli studenti della scuola non entreranno e protesteranno vistosamente” promettono gli allievi che lamentano come quello di Iaria non sia l'unico trasferimento poco gradito. Iaria, sindacalista e coordinatore dei Cobas Scuola di Torino, insegna da 20 anni in To2, la sede del Boselli in via Sansovino. Lui sostiene che si tratti di un trasferimento ingiusto, avvenuto a pochi mesi da un esposto in procura presentato dall'insegnante nei confronti del preside su un verbale di un consiglio di classe considerato irregolare. "Lo spostamento non ha alcuna motivazione oggettiva, se non il mio impegno sindacale", accusava il docente alcuni giorni fa. Il preside Giaculli invece ha negato che ci fossero motivi personali dietro questa decisione: “Ho agito nell’interesse della scuola – spiega il dirigente – E la continuità didattica non è l’unico criterio in gioco nell’assegnazione dei plessi e delle classi. Mi dispiace che alcune osservazioni siano state interpretate da Iaria come degli scontri. Non mi risulta nemmeno che mi abbia denunciato. Se non è contento del trasferimento si rivolga nelle sedi opportune”.

mercoledì 13 settembre 2017

PER UNO SCIOPERO GENERALE UNITARIO IN AUTUNNO

Il successo dello sciopero dei trasporti, indetto unitariamente il 16 giugno scorso dal sindacalismo conflittuale e alternativo, ha confermato quanto sia importante, al di là della divisione organizzativa, l’unità d’azione in occasione di lotte specifiche o scioperi nazionali. Essa mette in atto un moltiplicatore di forze che mobilita una massa di lavoratori/trici ben più ampia della somma delle forze promotrici. Seppure è vero che l’eccessivo “pluralismo” di sigle, spesso con programmi pressoché identici e con nomi che si copiano e si clonano all’inverosimile, sconcerta non poco i lavoratori/trici, essi/e giudicherebbero già un vistoso passo in avanti sesi realizzasse una sistematica unità d’azionetra tali strutture. Ed in tal senso è decisiva la scelta di date unitarie per lo svolgimento di scioperia carattere nazionale, i quali, difficili anche di fronte a convocazioni unitarie, appaiono velleitari e autolesionisti quando si frantumano in più indizioni effettuate, in un breve lasso temporale, da sigle quasi indistinguibili tra loro. Dopo una trentina di anni dall’esplodere del “fenomeno” COBAS e la diffusione di varie altre esperienze di sindacati antagonisti al sistema e ostili ai programmi e al monopolio della rappresentanza da parte dei sindacati di Stato, dovrebbe oramai essere chiaro che nessunareductio ad unum- ricercata tentando di schiacciare le altre organizzazioni con una concorrenza iper-aziendalista, aggressiva e presuntuosa - è possibile. Tutti i tentativi egemonici di questi anni sono falliti, provocando solo scissioni e il moltiplicarsi delle sigle, e ostacolando la cosa più realizzabile e più utile:una programmatica unità d’azione, che concretizzi l’aforisma: “marciamo separati, ma colpiamo uniti”. Tale unità d’azione non va interpretata in maniera soffocante. Si può arrivare a lotte comuni anche se non ci si ritrova sul 100% degli obiettivi. Certo, non ci si può andare con piattaforme contrapposte, ma è sbagliato e dannoso rinunciare ad azioni unitarie solo perché non si è d’accordo su tutto. Molto spesso le differenze programmatiche discendono dalle diverse “rappresentanze” sociali delle singole organizzazioni: e dunque ci vuole duttilità nel cercare un’unità d’azione che includa temi e obiettivi che, pur non contrapposti, non collimino nella loro totalità. E analogo discorso va fatto sull’unità d’azione nelle iniziative di piazza. Scioperare nella stessa giornata non implica necessariamente manifestare tutti nello stesso modo e negli stessi luoghi. Laddove si riesca a fare, tanto di guadagnato. Ma se questo finisce per provocare fratture, prevaricazioni o bracci di ferro sulle modalità di piazza, molto meglio articolare diverse iniziative che però non “si pestino i piedi” reciprocamente. Infine, non dimentichiamo che il rincorrersi in pochi giorni di differenti scioperi convocati da organizzazioni con sigle quasi identiche, viene utilizzato dal governo per imporre ulteriori provvedimenti repressivi sul diritto di sciopero. Dunque, per venire alqui ed ora, ci pare altamente auspicabile che la prossima scadenza di sciopero generale avvenga con la massima unità possibile tra i sindacati conflittuali e antagonisti, in primo luogocon la scelta di una data unica. Senza entrare nello specifico delle piattaforme di tale giornata – dando per scontata una ampia comunanza di obiettivi nella lotta contro il padronato e il governo – ci limitiamo a dare il nostro contributo per la realizzazione di una scelta unitaria. Un gruppo di sindacati ha già indetto, con larghissimo anticipo, uno sciopero generale per il 27 ottobre. L’USB, che non fa parte di tale “cartello”, è disposta a convocare anch’essa lo sciopero ma ha chiesto uno spostamento verso la metà di novembre. Per quel che riguarda noi COBAS, neanche noi appartenenti al “cartello”, le date incluse tra l’ultima parte di ottobre e la prima di novembre, ci sembrano tutte accettabili: ma riteniamo opportuno che la scelta accolga, almeno in buona parte, la richiesta USB. Tenendo conto che, da parte del “cartello” 27 ottobre, è emersa – se lo scritto di Milani rappresenta la disponibilità generale – la possibilità di uno spostamento della data, ma non oltre i dieci giorni, ci pare che le distanze siano davvero minime. Infatti, stante che tradizionalmente si sciopera di venerdì, conuno spostamento non di 10 ma di 14 giorni, si arriverebbe a venerdì 10 novembre,data vicinissima alla richiesta USB. Ci sembra quindi che tale data potrebbe conciliare le diverse esigenze e realizzare una larghissima unità. Esecutivo Nazionale COBAS - Confederazione dei Comitati di Base 12 settembre 2017