venerdì 22 settembre 2017

COOP CENTRO ITALIA CONDANNATA PER COMPORTAMENTO ANTISINDACALE

COOP CENTRO ITALIA CONDANNATA PER COMPORTAMENTO ANTISINDACALE Il Giudice del Tribunale di Terni Manuela Olivieri ha condannato la COOP CENTRO ITALIA per comportamento antisindacale e ha ordinato alla stessa COOP di autorizzare l’assemblea della RSU COBAS e di consegnare al sindacato di base le chiavi della bacheca aziendale. Questa importante sentenza (che si può trovare nel sito dei COBAS di Terni) sancisce un fondamentale diritto democratico all’interno dei posti di lavoro e riconosce la rappresentanza sindacale direttamente ai lavoratori e non alle sigle sindacali concertative. I fatti: nel settembre 2013, alle elezioni delle RSU presso Coop centro Italia di Terni, la lista dei COBAS Lavoro Privato otteneva 45 voti, pari al 30% dei lavoratori ed eleggeva una RSU, Andrea Leonardi. Nonostante un terzo dei lavoratori avessero votato COBAS la Coop impediva lo svolgimento dell’assemblea dei lavoratori indetta dal sindacato di base e si rifiutava di consegnare alla RSU la chiave della bacheca sindacale, impedendo la democrazia interna ed il diritto all’affissione. Il comportamento antisindacale, padronale, antidemocratico di Coop era evidente, visto che ha cercato di limitare i diritti dei lavoratori e di chi i lavoratori avevano eletto impedendo la libera espressione nel posto di lavoro tramite la concessione della bacheca ai sindacaticompatibili e graditi alla COOP, in particolare la CGIL. Di fatto dal 2013 ad oggi, per 4 anni, alla COOP CENTRO ITALIA non si è potuta tenere alcuna assemblea dei COBAS né si è potuto affiggere alcun volantino dei COBAS in bacheca sindacale, alla faccia dei principi base della democrazia ed anche dell’immagine, costruita con la pubblicità, che coop da di sé: “la Coop sei tu…” La CONFEDERAZIONE COBAS ha presentato ricorso, tramite gli avvocati Gabriella Caponi e Valentina Fratini, del foro di Terni, contro questo comportamento antisindacale ed antidemocratico in violazione dei diritti e della volontà chiaramente espressa dai lavoratori. E’ di oggi la sentenza 291/2017 del Giudice Manuela Olivieri del Tribunale di Terni, lineare, che, facendo riferimento anche alla sentenza n. 13978/2017 delle camere unite della Corte di Cassazione , afferma che la rappresentatività di un sindacato è data dal consenso che ha nel posto di lavoro da parte dei lavoratori e non dagli accordi capestro che i sindacati concertativi e compiacenti firmano con i padroni o con lo Stato. La rappresentanza è dei lavoratori non delle burocrazie sindacali: "non può dubitarsi della rappresentatività di COBAS Del Lavoro Privato – Comitato Provinciale di Terni per i dati riferiti dallo stesso sindacato convenuto in opposizione con riguardo all’unità produttiva (…) dai quali emerge che nel punto vendita di Terni alle elezioni RSU tenutesi il 20, 21 e 23 settembre 2013 delle tre liste presentate (CGIL, UIL e COBAS), la lista COBAS ha ottenuto 45 voti pari ad una quota di 30,2% con l’elezione di un proprio rappresentante (…). Secondo uno degli indici contrattuali e dei criteri individuati dalla Corte costituzionale, si è quindi mostrata IN CONCRETO la rappresentatività del sindacato ricorrente nell’ambito dell’unità produttiva per poter indire, tramite suo affiliato componente della RSU, l’assemblea ex art. 20, Stat. Lav., nel rispetto degli altri limiti legali e convenzionali previsti". CONFEDERAZIONE COBAS COBAS LAVORO PRIVATO TERNI

giovedì 14 settembre 2017

Il nostro prof. Pino Ilaria viene trasferito, e i suoi studenti per protesta scioperano !!

Sciopero dalle lezioni e domattina picchetti per non far entrare gli altri studenti a scuola. La protesta contro i trasferimenti di alcuni professori dell'istituto Boselli di Torino si fa sempre più dura. Dopo la manifestazione organizzata insieme ad alcuni insegnanti, con un presidio sotto la sede dell'Ufficio scolastico regionale, per contestare la scelta del dirigente Attilio Giaculli di trasferire il professore di matematica Pino Iaria, sindacalista e coordinatore dei Cobas Scuola di Torino, dalla scuola di via Sansovino a quella di via Luini, con l'inizio della scuola la protesta si sposta in aula. “Le classi quarte e quinte hanno deciso di boicottare la lezioni per protesta – spiegano i ragazzi - Per non chinare la testa davanti alle repressioni da parte del preside verso gli studenti e soprattutto i professori che vengono spostati danneggiando l'andamento scolastico delle classi”. Oggi poi i ragazzi hanno annunciato che dalle 8 saranno davanti all'ingresso di via Sansovino: “Tutti gli studenti della scuola non entreranno e protesteranno vistosamente” promettono gli allievi che lamentano come quello di Iaria non sia l'unico trasferimento poco gradito. Iaria, sindacalista e coordinatore dei Cobas Scuola di Torino, insegna da 20 anni in To2, la sede del Boselli in via Sansovino. Lui sostiene che si tratti di un trasferimento ingiusto, avvenuto a pochi mesi da un esposto in procura presentato dall'insegnante nei confronti del preside su un verbale di un consiglio di classe considerato irregolare. "Lo spostamento non ha alcuna motivazione oggettiva, se non il mio impegno sindacale", accusava il docente alcuni giorni fa. Il preside Giaculli invece ha negato che ci fossero motivi personali dietro questa decisione: “Ho agito nell’interesse della scuola – spiega il dirigente – E la continuità didattica non è l’unico criterio in gioco nell’assegnazione dei plessi e delle classi. Mi dispiace che alcune osservazioni siano state interpretate da Iaria come degli scontri. Non mi risulta nemmeno che mi abbia denunciato. Se non è contento del trasferimento si rivolga nelle sedi opportune”.

mercoledì 13 settembre 2017

PER UNO SCIOPERO GENERALE UNITARIO IN AUTUNNO

Il successo dello sciopero dei trasporti, indetto unitariamente il 16 giugno scorso dal sindacalismo conflittuale e alternativo, ha confermato quanto sia importante, al di là della divisione organizzativa, l’unità d’azione in occasione di lotte specifiche o scioperi nazionali. Essa mette in atto un moltiplicatore di forze che mobilita una massa di lavoratori/trici ben più ampia della somma delle forze promotrici. Seppure è vero che l’eccessivo “pluralismo” di sigle, spesso con programmi pressoché identici e con nomi che si copiano e si clonano all’inverosimile, sconcerta non poco i lavoratori/trici, essi/e giudicherebbero già un vistoso passo in avanti sesi realizzasse una sistematica unità d’azionetra tali strutture. Ed in tal senso è decisiva la scelta di date unitarie per lo svolgimento di scioperia carattere nazionale, i quali, difficili anche di fronte a convocazioni unitarie, appaiono velleitari e autolesionisti quando si frantumano in più indizioni effettuate, in un breve lasso temporale, da sigle quasi indistinguibili tra loro. Dopo una trentina di anni dall’esplodere del “fenomeno” COBAS e la diffusione di varie altre esperienze di sindacati antagonisti al sistema e ostili ai programmi e al monopolio della rappresentanza da parte dei sindacati di Stato, dovrebbe oramai essere chiaro che nessunareductio ad unum- ricercata tentando di schiacciare le altre organizzazioni con una concorrenza iper-aziendalista, aggressiva e presuntuosa - è possibile. Tutti i tentativi egemonici di questi anni sono falliti, provocando solo scissioni e il moltiplicarsi delle sigle, e ostacolando la cosa più realizzabile e più utile:una programmatica unità d’azione, che concretizzi l’aforisma: “marciamo separati, ma colpiamo uniti”. Tale unità d’azione non va interpretata in maniera soffocante. Si può arrivare a lotte comuni anche se non ci si ritrova sul 100% degli obiettivi. Certo, non ci si può andare con piattaforme contrapposte, ma è sbagliato e dannoso rinunciare ad azioni unitarie solo perché non si è d’accordo su tutto. Molto spesso le differenze programmatiche discendono dalle diverse “rappresentanze” sociali delle singole organizzazioni: e dunque ci vuole duttilità nel cercare un’unità d’azione che includa temi e obiettivi che, pur non contrapposti, non collimino nella loro totalità. E analogo discorso va fatto sull’unità d’azione nelle iniziative di piazza. Scioperare nella stessa giornata non implica necessariamente manifestare tutti nello stesso modo e negli stessi luoghi. Laddove si riesca a fare, tanto di guadagnato. Ma se questo finisce per provocare fratture, prevaricazioni o bracci di ferro sulle modalità di piazza, molto meglio articolare diverse iniziative che però non “si pestino i piedi” reciprocamente. Infine, non dimentichiamo che il rincorrersi in pochi giorni di differenti scioperi convocati da organizzazioni con sigle quasi identiche, viene utilizzato dal governo per imporre ulteriori provvedimenti repressivi sul diritto di sciopero. Dunque, per venire alqui ed ora, ci pare altamente auspicabile che la prossima scadenza di sciopero generale avvenga con la massima unità possibile tra i sindacati conflittuali e antagonisti, in primo luogocon la scelta di una data unica. Senza entrare nello specifico delle piattaforme di tale giornata – dando per scontata una ampia comunanza di obiettivi nella lotta contro il padronato e il governo – ci limitiamo a dare il nostro contributo per la realizzazione di una scelta unitaria. Un gruppo di sindacati ha già indetto, con larghissimo anticipo, uno sciopero generale per il 27 ottobre. L’USB, che non fa parte di tale “cartello”, è disposta a convocare anch’essa lo sciopero ma ha chiesto uno spostamento verso la metà di novembre. Per quel che riguarda noi COBAS, neanche noi appartenenti al “cartello”, le date incluse tra l’ultima parte di ottobre e la prima di novembre, ci sembrano tutte accettabili: ma riteniamo opportuno che la scelta accolga, almeno in buona parte, la richiesta USB. Tenendo conto che, da parte del “cartello” 27 ottobre, è emersa – se lo scritto di Milani rappresenta la disponibilità generale – la possibilità di uno spostamento della data, ma non oltre i dieci giorni, ci pare che le distanze siano davvero minime. Infatti, stante che tradizionalmente si sciopera di venerdì, conuno spostamento non di 10 ma di 14 giorni, si arriverebbe a venerdì 10 novembre,data vicinissima alla richiesta USB. Ci sembra quindi che tale data potrebbe conciliare le diverse esigenze e realizzare una larghissima unità. Esecutivo Nazionale COBAS - Confederazione dei Comitati di Base 12 settembre 2017

giovedì 31 agosto 2017

GRUPPO D'ACQUISTO DEI PRODOTTI CONTADINI DELL'ORVIETANO

L’Associazione CENTRO di DOCUMENTAZIONE POPOLARE di Orvieto e la CONFEDERAZIONE COBAS propongono il GRUPPO D’ACQUISTO dei PRODOTTI CONTADINI DELL' ORVIETANO. Siamo contadini/e che utilizzano risorse abbondanti come il tempo e il lavoro umano e risparmiano quelle preziose come l'acqua e la terra. Viviamo in un comprensorio dalla lunga tradizione di lotte e conquiste sociali, oggi dissolte dall’appiattimento culturale e nell’alienazione umana, prodotte dall’economia globalizzata. L'agricoltura contadina rischia di scomparire e con lei una fetta importante del nostro patrimonio culturale e soprattutto una economia del territorio. Proprio per questo il Centro di Documentazione Popolare e la Confederazione COBAS, attraverso il Gruppo D’Acquisto, propongono anche un confronto tra chi produce e chi acquista che guardi al nostro comprensorio a vocazione agricola, come una grande risorsa di lavoro e cibo sano, mentre c'è chi lo vuole devastare con le pale eoliche, le centrali a biomasse, la geotermia e le monocolture. VI ASPETTIAMO TUTTI I VENERDI dalle h. 18.30 alle h. 20.30 circa ad ORVIETO in VIA MAGALOTTI n. 20 (a 100 metri da P.za della Repubblica). Troverete un gustoso aperitivo contadino (pane, formaggi, olio, miele, vino…) informazioni, musica, e potrete acquistare i nostri prodotti. Per la prima volta sarete nostri/e ospiti e benvenuti/e. In seguito, per partecipare al Gruppo D’Acquisto, sarà necessario stipulare la tessera associativa… …soltanto € 10,00/anno ! Il Centro di Documentazione Popolare aderisce alla campagna del movimento "Genuino Clandestino" per la libera lavorazione dei prodotti contadini www.genuinoclandestino.it Informazioni e contatti: orvieto.cdp@gmail.com