martedì 20 febbraio 2018

Sciopero ! No al contratto miserabile. Assumere stabilmente tutti/e i precari della scuola

NO al contratto miserabile che prevede aumenti ed arretrati offensivi, l’accettazione della legge 107 e della “Brunetta” su contrattazione (praticamente azzerata), cosiddetto merito, carriera e mobilità; SI' al pieno recupero salariale di quanto perso in questi anni da docenti e ATA; AFFINCHÉ le diplomate/i magistrali rimangano nelle GaE con il punteggio acquisito, e chi già in ruolo mantenga il posto; PER la riapertura delle GaE per tutti gli ordini di scuola per chi ha l’abilitazione, PER l’immissione in ruolo di tutti/e i precari/e con 3 anni di servizio; NO allo strapotere di presidi che scelgono i docenti, attribuiscono arbitrariamente il premio per un presunto “merito”, utilizzano il personale a proprio piacimento, ignorando gli Organi collegiali; NO ai quiz Invalsi per valutare studenti, docenti e scuole; alla standardizzazione della didattica che annulla la libertà di insegnamento; all’obbligo dell’Alternanza scuola-lavoro che sottrae centinaia di ore all’insegnamento; all’espulsione dei precari e al mancato rientro dei "dispersi" in tutta Italia dall’algoritmo MIUR; PER la redistribuzione del FIS, del “bonus” e del “premio” in modo equo e ugualitario tra i Docenti e ATA; PER dare più forza e riconoscimento ai COBAS che si battono in difesa della Scuola Pubblica, (presentate liste COBAS alle prossime elezioni RSU entro il 9 marzo) PER una vera democrazia sindacale e la libertà di assemblea in orario di servizio per tutti i lavoratori/trici e le loro organizzazioni.

Come i “ladri di Pisa” i sindacati di Palazzo firmano di notte un miserabile contratto elettorale..e la mattina fingono di litigare

Docenti ed ATA rispondano subito partecipando in massa allo sciopero generale del 23 febbraio e alla manifestazione nazionale a Roma (MIUR, ore 9.30). Ci scuseranno i pisani/e se usiamo questo riferimento popolare ai “ladri di Pisa” di cui si dice che rubassero di notte insieme e poi di giorno fingessero di litigare. Però è l’immagine che ci è venuta subito in mente di fronte alla farsa ignobile messa in scena da sindacati che, dopo aver affermato che le trattative per il contratto non erano manco cominciate, le hanno poi chiuse di notte in una dozzina di ore; salvo poi, la mattina, farci assistere al “lamento” di una parte di essi per l’eccesso di fretta dell’operazione. Che però nella sua brutale essenzialità è maledettamente chiara: è stato firmato un miserabile contratto elettorale che serve al governo per cercare di raccattare qualche voto in più alle elezioni Politiche e ai sindacati di Palazzo per salvare la faccia in quelle RSU. Fermo restando che dovremo leggere tra le righe di un contratto di 176 pagine, le richieste più rognose del governo (80 ore di extra-cattedra obbligatorie ove infilare di tutto; attività di “potenziamento” e organizzative a totale discrezione dei presidi, così come l’attività di tutoraggio per l’Alternanza scuola-lavoro, formazione obbligatoria non pagata e fuori orario di servizio, nel codice disciplinare nuove “voci” per la sospensione dal servizio e dallo stipendio comminata dal preside), non sono state respinte ma solo, sembrerebbe, rinviate alla fase post-elettorale. E nel contempo pesa come un macigno l’ignobile “mancetta” economica su cui lorsignori si sono accordati e che dimostra l’assoluto disprezzo che Palazzo e sindacati di Palazzo nutrono per docenti ed ATA, ritenuti così sottomessi da dover ringraziare persino per un “aumento” medio netto mensile di 45 euro per gli ATA e di 50 per i docenti, dopo che in dieci anni di blocco contrattuale la categoria ha perso almeno il 20% del proprio salario, cioè alcune decine di migliaia di euro; e dopo che i carichi di lavoro e le responsabilità per docenti ed ATA si sono almeno raddoppiate. L’intollerabilità di questo umiliante affronto è resa ulteriore da quello che soprattutto la FLC sostiene: e cioè che tale “mancetta” verrà integrata dai soldi del “bonus” che finalmente sostengono potrà essere assegnata ai “migliori” e sottratta all’arbitrio dei presidi. In realtà su questo punto il contratto ci fa cadere dalla padella nella brace. Perché stabilisce che ai presunti “migliori” dovrà andare un premio superiore almeno del 30% a quello degli altri/e, rendendolo un obbligo contrattuale e affidandone la gestione per lo più ai sindacati di Palazzo che, grazie alle regole assolutamente antidemocratiche con cui si eleggono le RSU, ne gestiscono gran parte. Di fronte a questo sconcio, lasciano allibiti i “lamenti” dello Snals che fino a ieri teneva lo stesso “sacco” degli altri. Sostiene Serafini di non aver firmato non perché trattasi di schifezze ma perché “ci sono stati passi avanti e risposte, ma non tutte...non è stato possibile approfondire le modifiche” e che comunque non esistono “solo i docenti e non si vive di solo pane” (boh???): quasi a sostenere che i docenti sono stati compensati con tanto “pane” ma non è chiara la sorte degli altri. Ora la parola passa a docenti e ATA che hanno una immediata occasione per ribellarsi e mandare un segnale forte, partecipando in massa allo sciopero del 23 febbraio, indetto dai COBAS e da altri sindacati conflittuali, e alla manifestazione nazionale a Roma (MIUR, V.le Trastevere, ore 9,30) e successivamente non votando nelle elezioni RSU, pur truccate, i sindacati di Palazzo. Dai quali, se davvero almeno per qualche giorno vogliono prendere le distanze, possono distinguersi Snals e Gilda invitando i/le loro aderenti a scioperare anch’essi/e il 23. Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS 9 febbraio 2018

23 Febbraio SCIOPERO GENERALE di tutto il personale della scuola

Il 23 febbraio sciopero generale di tutto il personale della scuola Concentrare la lotta delle diplomate/i magistrali, unificare gli obiettivi di tutto il precariato, impedire un contratto disastroso per docenti ed ATA La nostra Assemblea Nazionale aveva fatto la settimana scorsa un appello alla massima responsabilità rivolto al movimento di lotta delle diplomate/i magistrali, all’intera area del precariato scolastico e ai sindacati che ne appoggiano le rivendicazioni affinché si concentrassero le iniziative intorno ad appuntamenti largamente condivisi e a obiettivi che unifichino il frammentato precariato. E a tal proposito abbiamo ribadito la piattaforma presentata al MIUR il 17 gennaio e proposto a tutto il movimento in lotta:1) le immesse/i in ruolo che hanno superato l'anno di prova devono conservare il posto, così come chi sta effettuando ora l'anno di prova; 2) permanenza nelle GAE, in base al punteggio acquisito, delle maestre/i diplomate/i e riapertura delle GAE per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (diplomati magistrali con titolo conseguito entro l'a.s. 2001/2002, laureati in Scienze della Formazione primaria Vecchio e Nuovo ordinamento, PAS, TFA, ecc.); 3) immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado. Nell’ultima settimana le assemblee, le riunioni e la discussione sui social e nelle liste sono andate convergendo verso la convinzione che – avendo il MIUR assunto un atteggiamento “ponziopilatesco” a nome del governo Gentiloni, intenzionato a passare la “patata bollente” al prossimo governo - la lotta va intensificata e concentrata qui ed ora,evitando di restare bloccati in attesa statica dell’insediamento di un nuovo governo, sui quali tempi sussiste la massima incertezza. E in base a questa consapevolezza è emersa chiaramente la richiesta di convocare un nuovo sciopero nel mese di febbraio. Verificata la convergenza su tale data della larga maggioranza dei sindacati che sostengono la lotta e dei gruppi, comitati e collettivi autorganizzati,i COBAS hanno dunque convocato lo sciopero generale di tutto il personale della scuola per l’intera giornata del 23 febbraio.Sull’organizzazione di tale giornata, sulle eventuali tappe intermedie (si è parlato di una mobilitazione nazionale il 10 febbraio con iniziative locali) e sulle modalità delle iniziative di piazza per il 23, ci auguriamo chel’Assemblea Nazionale convocata a Bologna per il 4 febbraio,alla quale abbiamo dato la nostra adesione, riesca ad esprimere le volontà convergenti del movimento di lotta e ad arrivare a decisioni unitarie e condivise. Lo sciopero da noi convocato, seppure incentrato sulla lotta delle maestre/i diplomate/i magistrali, coinvolge tutti/e i docenti ed ATA delle scuole di ogni ordine e grado, non solo perché gli obiettivi della nostra piattaforma, presentata al MIUR, riguardano l’intero precariato docente ed ATA, ma ancheperché esiste un giustificatissimo e forte allarme per un contrattocon il quale il governo e i sindacati di Palazzo, in cambio di una miserabile mancetta di fronte ad un blocco decennale che ha fatto perdere il 20% del salario a docenti ed ATA, vorrebbero introdurre negli obblighi scolastici tutto il peggio della legge 107 e immiserire ulteriormente le condizioni di lavoro, al servizio della scuola-azienda e dei presidi padroni. Incombe dunque su docenti ed ATA una pesantissima minaccia, che va evitata con una risposta immediata, cherivendichi almeno il pieno recupero della perdita salariale dell’ultimo decennio e respinga l’introduzione nel contratto di tutte le nefandezze della “cattiva scuola” renziana. Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS 29 gennaio 2018

martedì 6 febbraio 2018

...se cancellano la Legge 107/2015...NESSUNO PERDE IL POSTO !

"(...) Addio L.107/15, addio posto fisso? di Alessandro Giuliani, La Tecnica della scuola, 6.2.2018 (...) – Il Pd insiste: il M5S vuole licenziare i 180mila docenti assunti da Renzi. Sul licenziamento dei precari, in caso di cancellazione della Buona Scuola per mano del M5S, il Pd non torna indietro: qualche settimana fa avevamo ascoltato la replica dell’ex premier Matteo Renzi all’intervista del candidato premier del M5S Luigi Di Maio rilasciata a La Tecnica della Scuola che ha confermato l’intenzione dei grillini di cancellare la L.107/15 in caso si approdo al Governo. Per il segretario Pd, “ci sono 132 mila insegnanti che erano precari, che noi abbiamo assunto e che tornerebbero a fare i precari”. Toccafondi: solo con noi tornati gli investimenti pubblici alla scuola. Il 5 febbraio è toccato al sottosegretario al Miur, Gabriele Toccafondi, replicare al vice-presidente dalla Camera, Luigi Di Maio, che ha ribadito di voler eliminare la riforma sulla Buona scuola perché definita “indecente”. Il rappresentante del Governo Gentiloni ha detto che “Di Maio vuole licenziare 180mila insegnanti (quindi quasi 50mila in più di quelli indicati da Renzi a gennaio n.d.r.) assunti grazie alla Buona Scuola. Probabilmente avrà pronto un bel reddito di cittadinanza anche per loro visto che il (presunto) capo dei 5 Stelle vuole abolire la riforma della scuola fatta dal centrosinistra che farebbe lasciare la cattedra e quindi il posto di lavoro a migliaia di insegnanti che dopo anni e anni di precariato sono stati assunti non dalle parole dei grillini ma dai fatti dei governi di centrosinistra”. Sempre per Toccafondi “è vero che Di Maio non ha avuto modo di usufruire appieno dell’istruzione pubblica, tuttavia un paio di somme dovrebbe saperle fare e quindi noterà come gli investimenti pubblici alla scuola dopo anni di tagli sono tornati a crescere proprio grazie ai governi di centrosinistra”. I numeri dicono che si può stare tranquilli. Su quest’ultima dichiarazione di Toccafondi non c’è nulla da dire: in effetti, il Pd, ha assunto un alto numero di precari, pur “dimenticando” quelli dell’infanzia e altre categorie, come gli Ata. Detto questo, però, rimane da capire perché si continua a dire che l’abolizione della Buona Scuola dovrebbe far scattare, automaticamente, la cancellazione delle tante immissioni in ruolo realizzate dal Governo Renzi. Come abbiamo già scritto, nel corso degli ultimi due anni e mezzo, infatti, il precariato scolastico è rimasto decisamente in vita. Quest’anno sono state conferite circa 85mila supplenze annuali. Inoltre, è notizia di questi giorni, in estate andranno via per la pensione 25mila docenti e Ata tramite domanda volontaria più altre migliaia che hanno raggiunto i limiti di età. Inoltre, il Governo Gentiloni ha approvato, con la manovra di fine anno, una norma che tramuta quasi 20mila cattedre dall’organico di fatto a quello di diritto. Nessuno perderebbe il posto. Quindi, in estate si arriverà di sicuro a 140 anche 150 mila cattedre libere. Poi, ci sono pure alcune migliaia di Ata, a cui si aggiungono 2mila dirigenti (per i quali è ai nastri di partenza il concorso) e altrettanti Dsga. Perché citiamo questi numeri sui posti vacanti già presenti e che si andranno a determinare? Perché reputiamo che un eventuale smantellamento della Buona Scuola, anche del potenziamento, non dovrebbe avere alcun effetto sugli organici. E ammesso che li abbia, sconfessando in tal caso le parole di Di Maio, vi è un numero talmente alto di posti disponibili che nessun docente di ruolo rischierebbe il licenziamento.